28 settembre 2009.
Oggi ho provato di nuovo l’esperimento della patata che accende la lampadina. Dev’esserci qualcosa di sbagliato nelle istruzioni. Appena torna papà gli chiedo spiegazioni. Da quando sono piccolo lui ripete continuamente che se una cosa ha una spiegazione fisica, allora funziona e basta. Un’altra cosa che dice sempre è che nella vita bisogna scegliere qualcosa in cui credere fermamente. Un punto di riferimento su cui fondare tutte le proprie convinzioni, altrimenti si rischia di perdersi in un mare di controsensi e assurdità. Nessuno può dirci in che modo trovare questo punto di riferimento, perché quella è una cosa che si può fare soltanto da soli, altrimenti si corre il rischio di affidare a qualcun altro il compito di fare la scelta più importante della propria vita. Per questo papà mi ha lasciato completamente libero di scegliere la mia strada. So che lui ha scelto la fisica, che è la sua unica religione, ma io devo fare le mie scelte personali. E le ho fatte. Anche quelle sbagliate.
Ad esempio quando avevo quattordici anni ho passato un periodo lungo più di tre mesi convinto di essere un buon cristiano. Sono andato a messa tutte le domeniche, mi sono confessato una domenica sì e una no, ed ho frequentato il catechismo per la prima comunione.
La catechista era una tipa grassottella, intelligente e molto simpatica. Si chiamava Laura. Il suo vero problema, però, era la bruttezza.
Laura aveva una faccia schiacciata e piena di lentiggini, il naso leggermente storto verso sinistra, e andava sempre in giro con i capelli sporchi e spettinati e un paio di orribili occhiali spessi dalla montatura marrone. Spesso faceva delle espressioni assurde con il viso, e io scoppiavo a ridere durante il catechismo. Non lo facevo con cattiveria, è che non riuscivo proprio a trattenermi.
Dopo qualche mese, per fortuna, mi sono stufato. Sono rimasto incastrato in tutta la storia del Dio che è uno, ma è anche tre, però due sono fatti di spirito e solo uno è fatto di carne, che non è carne, ma è pane e vino. Anche il serpente parlante non mi riusciva a convincere. Ricordo di aver chiesto all’insegnante di biologia se fosse possibile un serpente parlante, lei mi aveva risposto che in realtà non era possibile, ma che la Bibbia era piena di metafore interessanti, e non andava presa alla lettera. Il problema è che Laura invece ne era proprio convinta. Credeva nel serpente parlante.
Comunque per una cosa o per l’altra mi sono stufato. E questo è il motivo per cui ho deciso di lasciar perdere le religioni, e alla fine ho abbracciato l’ateismo agnostico, che vuol dire che non credo in Dio. Credo solo nella forza della ragione. Sono proprio figo.

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