domenica 27 settembre 2009

Domenica.

Il frigorifero si chiude con un suono leggero, appena smorzato dal vociare di qualcuno in cortile. La tavola di legno grezzo è già apparecchiata. Un piatto, un bicchiere, un coltello, due fette di pane in cassetta appena tostate, una scatoletta di patè di tonno aperta apposta per l’occasione. Chris si stropiccia gli occhi con un pugno chiuso, scuote la testa per svegliarsi un po’ dall’intorpidimento. Sveglia, oggi è il mio compleanno, pensa. Quindici anni sono importanti. Poi non resiste più e si lancia in uno sbadiglio rumoroso.

Il patè ha un aspetto orribile. Alcuni pezzettoni di un colore rosa innaturale emergono dalla superficie gelatinosa. Chris strappa un pezzo di pane da una fetta e lo immerge fino in fondo nella sostanza molliccia. Dal bordo della scatoletta inizia a colare uno strano liquido appiccicoso e trasparente. Tanti auguri a me, pensa, poi ingoia tutto insieme, senza nemmeno masticare, lasciando il cibo dentro la bocca il tempo appena sufficiente a distinguerne il sapore.

La cucina è pulita in un modo innaturale, ad una rapida occhiata sembra la vetrina di un negozio. Le credenze di plastica sono bianche e terse, lo scolapiatti è vuoto, non c’è niente sui ripiani accanto ai fornelli. Chris si lecca le dita meticolosamente, sorride appena quando si accorge che il fondo del lavello è stato asciugato con un panno pulito. Trasale al rumore improvviso della porta che si apre.

Un uomo sulla cinquantina, i capelli brizzolati e il fisico ben formato, entra a passi lunghi e decisi fino a fermarsi proprio di fronte a Chris. Ha un completo elegante e formale, la cravatta, le scarpe lucide e pulite di pelle nera; il suo aspetto sembra fatto apposta per stonare, lì, accanto a una maglietta scolorita e a dei jeans chiari strappati sulle ginocchia. Senza dire una parola i due si osservano a distanza, come a decifrare una situazione scomoda, prima di decidere come reagire. Chris rimane imobile, con le dita infilate in bocca, le palpebre semichiuse, le sopracciglia alzate in un’espressione interrogativa. L’uomo lo guarda per un istante, fissa la chiazza di patè finita sul tavolino, sposta l’attenzione sulle dita sporche del ragazzo, poi distoglie lo sguardo.

“Che schifo”, dice aprendo il frigorifero.

Chris lecca scrupolosamente tutti i residui di patè dall’indice e pollice della sua mano destra.

“Questa roba è favolosa”, dice. Alza le spalle in un gesto di intesa. “Ne vuoi un po’?”

L’uomo risponde con lo stesso identico movimento, e la somiglianza tra i due diventa incredibile. Hanno gli stessi occhi grandi e lontani tra loro, gli stessi capelli ricci e scuri, lo stesso taglio del mento, troppo pronunciato verso avanti. Solo la bocca sembra venuta male: larga e decisa nell’adulto, piccola e appena accennata nel viso del ragazzo.

“Programmi per oggi?”, chiede l’uomo senza voltarsi. Sta scrutando attentamente tra i ripiani del frigorifero, sembra non trovare nulla che lo interessi davvero.

“Perché?”

“Sei ancora in pigiama.”

“È domenica.”

L’uomo si allarga appena il nodo della cravatta. Quando muove il collo dalle sue vertebre esce un suono scricchiolante, come di una noce schiacciata da un sasso. Afferra uno yogurt alla fragola e sospira con forzata esasperazione, come ad obbligare a una risposta più esauriente. Chris scuote la testa.

“Buona giornata papà”, dice spalancando i denti in un sorriso fiacco.

L’uomo dai capelli brizzolati prende un cucchiaino da un cassetto, poi esce dalla cucina senza parlare, chiude la porta dietro di sé facendo attenzione a non fare rumore.

Chris si porta alla bocca un altro pezzo di panè intinto nel patè. Lo mastica lentamente, socchiude gli occhi mentre ingoia, per assaporare ogni parvenza di sapore.

Tanti auguri di buon compleanno, pensa tra sé e sé.

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